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ⓘ Teatro




Teatro
                                     

ⓘ Teatro

English version: Theatre

Il teatro, dal verbo θεαομαι è un insieme di differenti discipline, che si uniscono e concretizzano lesecuzione di un evento spettacolare dal vivo.

Esso comprende le arti tramite cui viene rappresentata, sotto forma di testo recitato o drammatizzazione scenica, una storia un dramma, parola derivante dal verbo greco δραω drao = agisco. Una rappresentazione teatrale si svolge davanti ad un pubblico utilizzando una combinazione variabile di parola, gestualità, musica, danza, vocalità, suono e, potenzialmente, ogni altro elemento proveniente dalle altre arti performative.

Non sempre è necessaria la presenza di un testo: il movimento del corpo in uno spazio con fini artistici ed illustrativi, eseguito di fronte ad uno spettatore, è definito di per sé teatro. Oltre al teatro di prosa in cui la parola scritta o improvvisata è lelemento più importante, il teatro può avere forme diverse, come lopera lirica, il teatro-danza, il kabuki, la danza katakali, lopera cinese, il teatro dei burattini, la pantomima, che differiscono non solo per area di nascita, ma per il differente utilizzo sia delle componenti che costituiscono la rappresentazione, sia per i fini artistici che esse definiscono.

La particolare arte del rappresentare una storia tramite un testo o azioni sceniche è la recitazione, o arte drammatica. In molte lingue come il francese jouer, linglese to play, il russo играть - pron. igrat, il tedesco spielen, lungherese játszik il verbo "recitare" coincide col verbo "giocare". Il termine italiano, invece, pone laccento sulla finzione, sulla ripetizione del gesto o della parola "citare due volte".

Come qualsiasi altra forma artistica e culturale anche il teatro si è evoluto dalle origini ad oggi, nelle diverse epoche e luoghi. La storia del teatro occidentale pone come origine di questa disciplina la rappresentazione teatrale nella cultura dellantica Grecia: i precedenti esempi teatrali Egitto, Etruria ed altri ci aiutano a comprendere la nascita di questo genere, ma non vi sono sufficienti fonti per delinearne le caratteristiche.

                                     

1. Definizioni di teatro

Da Aristotele ai giorni nostri, il termine ha subito diverse interpretazioni e sviluppi, ed è certo che il dibattito intorno a una definizione esaustiva dellevento teatrale continuerà in futuro.

Sintetizzando i punti di convergenza dei diversi insegnamenti che hanno attraversato il teatro contemporaneo negli ultimi decenni, da Jerzy Grotowski a Peter Brook, da Giorgio Strehler a Eugenio Barba, si possono trovare elementi comuni per una definizione: il teatro è quellevento che si verifica ogni qual volta ci sia una relazione tra almeno un attore che agisca dal vivo in uno spazio scenico e uno spettatore che dal vivo ne segua le azioni.

Silvio DAmico ha definito appunto il teatro come "la comunione dun pubblico con uno spettacolo vivente".

In senso lato può avvenire anche fuori dagli spazi consueti, in ogni luogo dove sia possibile raccontare una storia o catalizzare lattenzione di un pubblico. Gli elementi essenziali che distinguono un evento teatrale da, per esempio, una conferenza o dal vociare di un mercato pubblico, sono, nella pratica teatrale:

  • la scelta consapevole di una forma nella finzione drammatica il personaggio o la maschera;
  • il tempo stabilito dellazione lelemento drammaturgico, la durata di un testo o di una partitura gestuale.
  • la definizione di uno spazio nel quale tale forma possa agire il palcoscenico, tradizionale o improvvisato;

È utile notare come, in ogni caso, spesso limprovvisazione renda variabili le costanti sopra descritte, anche se è opinione corrente dei maestri di questa disciplina che solamente il rigore di uno schema predefinito renda lattore libero di variarlo.

Più in generale, ciò che separa il teatro da altri avvenimenti che coinvolgono un pubblico, è il carattere di compiutezza dellazione scenica che la rende classificabile come arte e la distingue dagli altri eventi sociali, didattici o semplicemente quotidiani. Ciò non esclude del tutto che levento teatrale la magia di Eduardo si possa temporaneamente manifestare anche in altri contesti: nella parentesi narrativa di un insegnante durante una lezione scolastica, o nella esibizione di un giocoliere in una piazza affollata.

                                     

1.1. Definizioni di teatro Il teatro drammatico

Il dramma è unopera letteraria che deve essere rappresentata. Sicuramente può essere definito teatro uno spettacolo coreografico, il varietà, gli spettacoli musicali e i numeri da prestigiatore, le esibizioni dei giocolieri nel circo, così come i pagliacci. Di norma, però la storia del teatro restringe il campo della sua indagine alla forma "principe" di evento teatrale: il teatro drammatico. Vale a dire la rappresentazione, la finzione drammatica, in cui gli attori interpretano personaggi, storie, ambienti diversi dai propri, intendendo con questo dare vita a una forma darte.

Nel teatro drammatico, è necessaria la presenza di tre elementi fondamentali: autore, attori e spettatori. Se in altre forme darte teatrale spesso lautore non è necessario, in un dialogo teatrale, scritto o non scritto, esiste sempre un autore, che può talvolta coincidere, nel caso dellimprovvisazione, con lattore stesso. Il teatro drammatico presuppone quindi lesistenza di un testo, e la comunicazione verbale, anche quando non esclusiva, è comunque fondamentale.

Il concetto di dramma e di drammaticità è legato maggiormente ad un dialogo che non ad un monologo o ad una lirica pur potendo etimologicamente essere riferita a qualunque forma letteraria destinata alla scena. È con la presenza di almeno un altro attore dialogante che si può meglio esprimere la caratteristica principale del teatro drammatico: il contrasto tra almeno due differenti elementi. Bernard Shaw, introducendo il suo primo volume di commedie, afferma: "Non cè opera teatrale senza conflitto". Un contrasto può verificarsi anche in un testo leggero, e costituisce la sua ossatura.

                                     

2. Lo spazio del teatro

Nel teatro il concetto di spazio ha almeno due significati: il primo è lo spazio fisico, il luogo della rappresentazione, il secondo è lo spazio dellimmaginazione, quello che Vladimir Toporov definisce come mitopoietica.

Il luogo teatrale, spazio concreto dellazione scenica, può identificarsi con un teatro o una qualsiasi altra struttura adatta a ospitare una rappresentazione. Allinterno del luogo teatrale può essere delimitato lo spazio scenico, ovvero il perimetro della rappresentazione vera e propria, affidata agli attori.

Lo spazio rappresentato, inesistente fino a un momento prima dellinizio della rappresentazione, è il luogo mentale che viene evocato, grazie allimmaginazione dello spettatore e alla maestria dellartista che ne crea i confini, con la possibilità, durante la performance, di variarne continuamente le dimensioni e la forma.

A volte, lo spazio rappresentato può coincidere con il luogo teatrale. È il caso di spettacoli o performance iper-realistici, o di rappresentazioni teatrali ne è un esempio lo spettacolo Barboni di Pippo Delbono, messo in scena in un androne della Stazione Centrale di Milano nel 1998 in cui gli attori, rappresentando sé stessi, compiono azioni teatrali in un luogo che coincide con il luogo reale in cui essi potrebbero agire quotidianamente.

Chiaramente definito, lo spazio rappresentato è stato, nel tempo e nella cultura occidentale moderna, incorniciato nellarco scenico che, nel teatro allitaliana, divideva nettamente il luogo dellazione scenica da quello della fruizione: solo in epoche recenti, rifacendosi agli esempi degli antichi, lazione si è spostata anche nel luogo della fruizione, per tentare la "riconciliazione" tra una tipologia di teatro che non prevedeva la partecipazione dello spettatore e una che, invece, sosteneva la sua importanza allinterno della relazione teatrale.



                                     

3. Tempi teatrali

Lelemento temporale, in una rappresentazione teatrale, è ciò che ne determina più di ogni altra cosa le caratteristiche di alterità rispetto allesperienza quotidiana. Dalla ideazione, attraverso il tempo dedicato alle prove, fino alla rappresentazione, i tempi teatrali prendono il sopravvento sul tempo individuale, coinvolgendo alla fine allinterno di coordinate extra-quotidiane anche il pubblico, che tornerà al proprio tempo abituale al calare del sipario.

Lo studio del tempo è parte integrante e fondamentale dello studio dellattore teatrale: evidente nel caso di una battuta comica, la precisione di tempo e ritmo nella parola e nellazione determina la riuscita di una scena, e spesso dellintera rappresentazione. Questo è particolarmente determinante in ogni azione performativa che si svolga dal vivo, in cui il riscontro del pubblico è immediato: lo spettatore stesso concorre a determinare il tempo comune dellevento teatrale, di per sé irripetibile, anche durante le repliche di uno stesso spettacolo.

Si può quindi parlare di tempo teatrale come di unesperienza transitoria e unica, in cui si incontrano il tempo dellesecuzione con quello della fruizione. cfr. Insulti al pubblico di Peter Handke

La durata della rappresentazione come evento, nella storia del teatro, fu definita in ogni epoca con modalità differenti. Nel teatro greco, il tempo della rappresentazione coincideva con la durata di unintera giornata, spesso coincidente con il tempo rappresentato nel testo vedi lesempio della tetralogia dell Orestea di Eschilo, che si apre allalba concludendosi con il calare del giorno. Nel teatro medioevale, si estese fino a comprendere, in alcuni misteri, anche 25 giorni consecutivi. Nel teatro colto del Cinquecento si arrivò alla divisione in tre atti, fino ad arrivare ai giorni nostri ai tradizionali due tempi con intervallo, rispettati nella maggior parte delle produzioni teatrali. Sperimentazioni, nel senso della sintesi estrema o al contrario della dilatazione, sono state eseguite da molti artisti e registi del Novecento. Un esempio di sperimentazione delle possibili variazioni temporali nellevento teatrale sono gli spettacoli itineranti, che spesso hanno struttura ciclica, nei quali lo spettatore ha la possibilità di fruire della rappresentazione da un punto non necessariamente coincidente con linizio, e ripetere la visione per il tempo desiderato. Un esempio recente è lo spettacolo Infinities, allestito da Luca Ronconi nel 2001.

Il tempo narrato sulla scena, necessariamente al presente anche quando si riferisca ad eventi passati, è il frutto di una convenzione che intuitivamente si stabilisce tra i due protagonisti dellevento: lartista e lo spettatore. Entrambi, sospendendo le regole che governano le rispettive esistenze, si prestano ad una sorta di gioco, spendendo le proprie energie nel costruire il rapporto che si genera. Durante una serata particolarmente riuscita, entrambi escono dalledificio teatrale con una diversa percezione. Per molti attori questo si accompagna a una sorta di felice spossatezza fisica ed emotiva, fatto che ha portato molti maestri del teatro ad utilizzare, per lesperienza performativa la similitudine con latto sessuale. Come in questultimo, è stato detto non senza ironia, la riuscita è determinata dal rispetto di un climax, che porti lattore e lo spettatore a raggiungere gradualmente il culmine dello spettacolo attraverso un sapiente aumento del ritmo dellazione.

Nella convenzione teatrale, spesso allo spettatore è affidato il compito di ricomporre cronologicamente i fatti che gli vengono presentati in una successione non sempre consequenziale. Nell Edipo re di Sofocle, ad esempio, la storia inizia quasi dalla fine, nel giorno in cui Edipo, al termine della sua avventura, vedrà palesarsi il suo destino tragico. In questo caso, lintervento dei messaggeri e del coro fornisce gli elementi necessari alla ricostruzione degli eventi. Aristotele, nella Poetica, definì il tempo di una rappresentazione come unitario, ossia un corso temporale che si svolga compiutamente dallinizio alla fine. Il filosofo aveva anche asserito che lazione dellepopea e quella della tragedia differiscono nella lunghezza "perché la tragedia fa tutto il possibile per svolgersi in un giro di sole o poco più, mentre lepopea è illimitata nel tempo". Nella tragedia greca il coro, tra laltro, era essenziale, per evitare incongruenze e spiegare gli antefatti. Orazio, come Aristotele, insistette sul concetto di unità. In epoca rinascimentale, ad Aristotele vennero attribuite le cosiddette tre unità, di azione, luogo e tempo, in cui questultima sancirebbe la regola sopra descritta peraltro presente come convenzione in molti testi del teatro greco antico, come nellesempio citato.

Il teatro elisabettiano e spagnolo prima, e più radicalmente il teatro contemporaneo hanno mescolato e rivoluzionato non solo i generi, ma anche le convenzioni relative al tempo rappresentato. Brecht, Samuel Beckett, Tadeusz Kantor, Thomas Eliot, hanno proposto nuovi schemi narrativi, in cui lelemento temporale entra a far parte delle scelte stilistiche. Con Brecht, luso epico del tempo teatrale definito nella modalità di un racconto distaccato di avvenimenti lontani, anche quando il personaggio parla in prima persona concorre alleffetto di straniamento perseguito dallautore, in Beckett la durata è determinata dal tempo del pensiero non-logico, un tempo interiore contraddittorio, che rappresenta il dramma dei personaggi con lutilizzo di un linguaggio e di azioni apparentemente innocenti. In Ionesco la definizione di tempi e silenzi è una precisa indicazione narrativa:

Più recentemente sono stati mutuati nel linguaggio teatrale stili e modi provenienti dal cinema e dalle arti visive. Lutilizzo di flashback e flashforward, di video proiettati sul fondale o in schermi, moltiplicando le possibilità di raccontare tempi diversi, anche contemporaneamente.

                                     

4. Stili teatrali

Ci sono innumerevoli stili e generi che possono essere impiegati dai commediografi, dai registi e dagli impresari per venire incontro ai diversi gusti del pubblico, nei diversi contesti e culture. Se ne possono elencare alcuni, anche se la lista sarà sempre incompleta, considerando il fatto che i generi elencati non si escludono a vicenda. La ricchezza del teatro è tale che i praticanti di questa disciplina possono prendere in prestito elementi di ognuno di questi stili e presentare lavori multi-disciplinari in una combinazione virtualmente infinita.

  • Concerto-show: è una moderna forma ibrida di spettacolo teatrale che coniuga in modo coerente le due espressioni singolarmente ben definite e definibili.
  • Commedia: perlopiù a lieto fine, la commedia ha temi leggeri, si occupa di problemi quotidiani e mette a nudo le debolezze dei suoi personaggi. Generalmente i personaggi sono persone comuni che si trovano negli ambienti del ceto medio-alto urbano servi compresi. La risata è il segno più forte di complicità tra spettatore e attore, e la maestria nel delineare personaggi comici ha portato al successo numerosi attori teatrali.
  • Tragedia: è un dramma di intento serio e di significato in genere elevato, generalmente di tema mitologico o storico e perciò spesso ambientata fra gli dei od alla corte di un re, vedi tragedia greca in cui un personaggio eroico affronta gli eventi o le conseguenze delle sue azioni, e generalmente si conclude con la morte dei protagonisti o con la descrizione della loro pena. In epoca classica, raccontava un fatto perlopiù noto a tutti.
  • Musical: abbreviazione di musical comedy è un genere di rappresentazione teatrale in cui lazione viene portata avanti sulla scena non solo dalla recitazione, ma anche dalla musica, dal canto e dalla danza.

Si adatta molto bene alla messa in scena di Opere liriche, Musical, ecc. con lintenzione di dare risalto allaspetto musicale del lavoro senza trascurare, quando e dove possibile, quelli scenografici, costumistici, coreografici, di ambientazione. Per la sua stessa flessibilità nella messa in scena, si adatta ad ambienti anche di dimensioni ridotte. In tempi recenti risulta arricchito, e quindi maggiormente gradevole, dalle moderne tecnologie in campo audiovisivo. Un esempio recente, con ritorni positivi da parte degli spettatori, è rappresentato dallOpera Musicale Moderna" Raffaello e la leggenda della Fornarina” Musica e Libretto: Giancarlo Acquisti presentata in questa veste di Concerto-Show, nel 2011, al Teatro Argentina di Roma e successivamente ai" Musei Capitolini”. Ad esso si stanno ispirando nuovi spettacoli,

  • Kabuki: è una forma di teatro, sorta in Giappone allinizio del 600. Le vicende sono espresse attraverso lemotività dei singoli personaggi, il particolare prevale sempre su considerazioni morali o politiche di carattere generale. Al testo, che spesso non ha ununitarietà narrativa, si aggiungono movimenti stilizzati e un uso della voce vicino al canto.
  • Grand Guignol: è un dramma contenente scene macabre di pronunciata e spesso esagerata efferatezza, con lausilio di effetti speciali più o meno rudimentali.
  • Teatro dellassurdo: è in genere riferito ad un particolare stile teatrale di scrittori di teatro europei ed americani sviluppatosi tra gli anni quaranta e sessanta del Novecento; si caratterizza per dialoghi apparentemente senza significato, ripetitivi e senza connessioni logiche.
  • Commedia dellarte: è una rappresentazione in cui gli attori, basandosi su un canovaccio, rappresentano vicende ispirate alla realtà quotidiana, arricchite con numeri acrobatici, danze e canti, e con lausilio di maschere.
  • Nō: è una forma di teatro sorta in Giappone nel XIV secolo che presuppone una cultura elevata per essere compreso, a differenza del Kabuki che ne rappresenta la sua volgarizzazione. È caratterizzato dalla lentezza, da una grazia spartana e dalluso di maschere caratteristiche.
  • Mimo: è una rappresentazione di azioni, caratteri e personaggi che si serva solamente della gestualità piuttosto che della parola.
                                     

4.1. Stili teatrali Generi a sé stanti

Alcuni eventi teatrali sono considerati dei generi a sé stanti, pur entrando nel novero delle rappresentazioni di carattere teatrale.

  • Teatro ludico: è un genere teatrale in cui lazione scenica introduce gli elementi per un gioco che implica la partecipazione del pubblico
  • Opera lirica: è un genere teatrale e musicale in cui lazione scenica è sottolineata ed espressa prevalentemente attraverso la musica ed il canto. I cantanti sono accompagnati da un complesso strumentale che può allargarsi fino a formare una grande orchestra sinfonica. In genere non sono presenti attori, e il testo letterario, chiamato libretto, è perlopiù cantato nella virtuosa modalità della voce lirica.
  • Teatro delloppresso: è un metodo teatrale elaborato da Augusto Boal a partire dagli anni sessanta, prima in Brasile e poi in Europa, che usa il teatro come mezzo di conoscenza e come linguaggio, come mezzo di conoscenza e trasformazione della realtà interiore, relazionale e sociale. È un teatro che rende attivo il pubblico e serve ai gruppi di "spett-attori" per esplorare, mettere in scena, analizzare e trasformare la realtà che essi stessi vivono. Ha tra le finalità quella di far riscoprire alla gente la propria teatralità, vista come mezzo di conoscenza del reale, e di rendere gli spettatori protagonisti dellazione scenica, affinché lo siano anche nella vita.
  • Teatro-danza: è una forma di danza allegorica, spesso simbolista, fortemente animata dalla fusione tra teatro e arti figurative, e dove lelemento narrativo è connotato in modo astratto e antinaturalistico. In genere anche in questo caso non ci sono attori in scena, ma danzatori, escludendo quei casi di attori poliedrici in grado di eseguire complesse coreografie.
  • Teatro canzone: genere teatrale e musicale, nato su ispirazione e derivazione del musical, ma più espressamente figlio del teatro di Bertold Brecht e degli spettacoli francesi di cantanti come Édith Piaf, Jacques Brel, Juliette Gréco. Il massimo esponente di questo genere è stato Giorgio Gaber che, con Sandro Luporini ha creato un vero e proprio filone di musica e teatro di narrazione, legato principalmente a tematiche sociali e politiche, fin dalla fine degli anni 60. Attualmente molti cantautori e gruppi operano con stili e realizzazioni sceniche vicine al teatro canzone. Qui si possono citare Flavio Oreglio, Marco Paolini coi Mercanti di Liquore, Yo-Yo Mundi, Banda Putiferio.
  • Teatro Fisico: È un metodo e un approccio al teatro che integra diversi generi teatrali basati sul linguaggio del corpo e sul significato del movimento nello spazio, nasce dallo studio del Mimo. Attraverso losservazione e lanalisi dei movimenti, insegna la trasposizione fisica e, attraverso luso dellimprovvisazione, la sua traduzione in un atto teatrale. Si stabilisce un rapporto stretto tra il movimento, il gesto, la parola e i processi psicologici. In questo contesto, il performer diventa "creatore", capace di mettere in scena, fare regia e adattarsi a vari stili teatrali. Noto per i suoi studi sul teatro fisico è Jacques Lecoq.


                                     

5. Il teatro dietro le quinte

Il teatro non è solo ciò che si vede sul palcoscenico. Uno spettacolo spesso coinvolge un intero mondo di persone nella creazione dei costumi, delle scenografie, dellilluminotecnica, della musica, e tutti coloro che, dietro le quinte, concorrono al perfetto svolgimento dellevento, i direttori di scena, gli attrezzisti, i macchinisti, i tecnici audio e luci, il trovarobe, le sarte, le parrucchiere e, ovviamente, il regista.

                                     

6. Storia

Alle origini del teatro cè laspirazione umana a rendere tangibile la relazione con le divinità, attraverso la rappresentazione del sacro nei riti e nelle danze, e allo stesso tempo il bisogno di intrattenere e definire i rapporti sociali, attraverso la forma della festa e della finzione ludica. Il ritrovamento di un papiro, nel 1928, da parte di Kurt Sethe, ha dimostrato come, mille anni prima della nascita della tragedia greca, il teatro fosse praticato nellantico Egitto sotto forma del culto dei "Misteri di Osiride". Dallarcheologia è noto inoltre come la civiltà minoica conoscesse luso di strumenti musicali, come la cetra e il flauto, e come larte della danza fosse già praticata come mimica di azioni di caccia o di guerra.

                                     

7. Teatro e rito

Il rapporto tra rito e teatro è in continuo sviluppo, dagli albori di questa disciplina fino ai giorni nostri. Lautonomia del teatro dal rito è una conquista progressiva: in origine, lattore e il sacerdote si confondono. La maschera sacra che inizialmente è la rappresentazione del dio, diventa poi lo strumento di un gioco narrativo che si allontana dal senso originario. Durante le rappresentazioni dionisiache in cui, per usare le parole del filologo ungherese Károly Kerényi, "gli uomini passano dalla parte degli dei", accanto alle forme rituali si sviluppano forme teatrali e parateatrali, che assumono il carattere nuovo di affermazione dellidentità di gruppo e di condivisione di valori comuni. Rito e teatro, una volta distinti, assumono compiti diversi. Il teatro esplora la condizione umana, diventando coscienza critica sulle condizioni del mondo, dando forma alla tensione verso il futuro, alle speranze e progettualità sociali del gruppo.

In epoche successive, il confine tra teatro e rito si ridefinisce. Nelle corti rinascimentali le rappresentazioni sacre e profane esprimono lessenza dello Stato Assoluto le ragioni spirituali e politiche del potere. Nascono cerimoniali laici, esemplari del rapporto tra il Principe e la società, mentre il teatro celebra nuovi eroi, ricollegandosi ai miti classici. Lultimo grande cambiamento nel rapporto tra rito e teatro si ha nella Rivoluzione francese, che smantella il senso religioso come legame della collettività. Il teatro assume la sua forma mondana e commerciale, espressione della nascente borghesia.

                                     

8. Teatro e cinema

"Il cinematografo non ha niente a che vedere col teatro", disse una volta Eduardo De Filippo. "Lattore quando muore deve morire. Basta! Deve sparire! Non deve lasciare questombra, questa falsa vita". Peter Brook afferma che la vita di uno spettacolo teatrale dura, al massimo, quattro anni, dopodiché lo spettacolo "invecchia e muore". Una delle più evidenti differenze tra le due arti è il perdurare nel tempo dellevento spettacolare. Il cinema definisce lattore nella sua prestazione artistica, fissandola sulla pellicola. Nel teatro uno dei fondamenti del mestiere dattore è la ricerca della perfezione sapendo di non poterla mai raggiungere. La pratica teatrale rivolge la sua maggiore attenzione sul processo più che sul risultato che nel cinema è lunico possibile elemento di valutazione.

Sia il teatro che il cinema tentano di rappresentare la realtà, non necessariamente in una modalità naturalistica. I temi e gli argomenti che toccano sono simili, se la settima arte, più giovane, ha tratto elementi utili dal teatro, il travaso è avvenuto anche nella direzione inversa. Il cinema delle origini, fatto di inquadrature fisse, somiglia al teatro e del teatro utilizza i testi. Mentre il cinema prende il suo spazio e raggiunge una completa autonomia, il teatro sperimentale porta nelle sale le immagini proiettate, arrivando al teatro multimediale degli ultimi anni, in cui è frequente la presenza di una videocamera sul palcoscenico, che riprende in modo più o meno insolito ciò che succede in scena, per rimandarlo immediatamente su uno o più schermi.



                                     

9. Teatro e televisione

Negli anni cinquanta e sessanta, quando la Rai prefiggeva compiti pedagogici alla programmazione televisiva, il teatro di prosa occupava uno spazio rilevante nei palinsesti, con un appuntamento fisso settimanale, raddoppiato, poi, quando venne irradiato anche il secondo canale.

Allepoca le trasmissioni erano rigidamente in diretta, per cui il linguaggio di tali "teleteatri" era molto simile a quello del teatro tradizionale. In genere, però erano realizzati in studi televisivi e solo eccezionalmente riguardavano riprese di spettacoli teatrali dal vivo della scena.

Nel repertorio largo spazio era riservato a testi stranieri. Per quello che riguardava la produzione italiana un interessante filone fu quello del teatro "dialettale" come Eduardo De Filippo e Gilberto Govi.

Tra gli autori si spaziava da Aristofane ad Alfieri, Shakespeare, Schiller, Čechov, Goethe, Ibsen, Pirandello.

Con il sopravvento della teleregistrazione cambiò anche il genere, con il sorgere dello sceneggiato televisivo, la fiction e il definitivo allontanamento del linguaggio televisivo e quello teatrale.

Negli anni doro il mezzo televisivo contribuì grandemente alla conoscenza nel grande pubblico di autori, opere, registi, attori. In genere laccoglienza fu entusiastica. Unoperazione eccessivamente "intellettuale" fu nel 1959 il Dyskolos di Menandro lunica sua commedia pervenutaci pressoché intera che suscitò unindignata serie di lettere di protesta per lintreccio giudicato "puerile".

                                     
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