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ⓘ Lingua (linguistica)




Lingua (linguistica)
                                     

ⓘ Lingua (linguistica)

La lingua è il sistema o forma storicamente determinata attraverso il quale gli appartenenti ad una comunità si esprimono e comunicano tra loro attraverso luso di un determinato linguaggio ovvero un insieme di segni scritti e\o parlati.

                                     

1. Introduzione

Una lingua è un sistema di comunicazione composto da vari sottosistemi. I principali sistemi che compongono una lingua sono: il lessico, il sistema fonologico, la morfologia, la sintassi e la pragmatica; nel caso vi siano sia una versione scritta che una orale, anche un sistema di scrittura.

La linguistica è la disciplina che studia le lingue con lo scopo di comprendere labilità umana del linguaggio. Ferdinand de Saussure è stato il primo studioso a dotare la linguistica dei metodi empirici e dellobiettività delle scienze, grazie alle sue teorie raccolte sotto la denominazione di strutturalismo, tanto da essere soprannominato da alcuni il padre fondatore della linguistica moderna.

In base agli studi di Ethnologue, nel 2019 esistono circa 7 110 lingue nel mondo. Le più diffuse sono il cinese mandarino concentrato in Cina e nelle limitrofe Taiwan e Singapore, linglese, lo spagnolo presente in Spagna, America meridionale e in alcune zone dellAfrica e lhindi idioma ufficiale dellIndia: relativamente al cinese è da notare come essa risulti la lingua col maggior numero di nativi parlanti dato condizionato dallenorme popolazione mentre linglese - per via dellinfluenza coloniale dellimpero britannico e della cultura americana - è quella con più locutori. Altre lingue che ricoprono un ruolo significativo sono: francese conosciuto in Francia, Benelux e parte dellAfrica, arabo diffuso in Nordafrica e Medio Oriente, russo lingua ufficiale in Russia e Bielorussia, portoghese parlato in Portogallo e Brasile, indonesiano particolarmente rilevante in Indonesia e nellarea asiatica, tedesco che interessa la Germania nonché le vicine Austria e Svizzera, giapponese concentrato nello stato nipponico, turco circoscritto alla Turchia e italiano parlato in Italia e Svizzera.

Lo sviluppo delle lingue è influenzato non solo dal contesto storico e geografico, ma anche dallo scenario sociale.

                                     

1.1. Introduzione Il significato e il significante

È ad esempio merito di Saussure laver definito il segno linguistico come lunione di un significante e di un significato.

Per significante si intende la produzione verbale, quellinsieme di suoni che hanno la proprietà, per coloro che parlano quella lingua, di richiamare un certo significato.

Più difficile definire il significato in quanto esso si correla al concetto, alloggetto, al fenomeno, o ad altro che il significante indica.

Inoltre il significato di una parola dipende dal soggetto psicologico e dalla lingua stessa; loggetto non è un "in sé", ma dipende dal soggetto che ne prende coscienza-conoscenza.

Il soggetto è condizionato dalle proprie strutture emotive e cognitive, la lingua è determinata dalle scelte del soggetto e della comunità a cui lindividuo appartiene e determina, per molti aspetti, lorganizzazione logica del mondo concettuale.

È quindi più corretto, in linguistica, definire il significato come "significato verbalmente elaborato" piuttosto che usare come punto di riferimento il concetto, loggetto, lazione o la relazione; il significato è quella parte di realtà extra-linguistica a cui un certo significante fa riferimento.

Se si considera un segno linguistico si nota che esso possiede due aspetti: limmagine acustica cioè i suoni in successione che lo compongono e il concetto che esso esprime. Al primo si dà il nome di significante e al secondo di significato. Il legame che unisce il significato al significante è arbitrario ed ha una motivazione storica.

Un segno linguistico si può paragonare ad una banconota. Il significante è il rettangolo di carta di una certa dimensione, con certe immagini e con certi colori, il significato è il valore in oro o in merci che viene attribuito a tale rettangolo di carta. Il legame tra il rettangolo di carta e un determinato valore è arbitrario: cioè non ha una motivazione logica, ma dipende da una convenzione.

                                     

1.2. Introduzione Langue e parole

Saussure discrimina tra lingua langue come insieme di competenze condivise socialmente che deve essere distinto dallo studio dei proferimenti linguistici occasionali parole, ovvero della lingua in uso negli eventi comunicativi.

                                     

1.3. Introduzione La lingua come sistema di segni

Una lingua è composta da segni che vanno però distinti tra segni naturali detti anche indici e segni artificiali.

I segni naturali sono legati ai loro rispettivi significati una colonna di fumo indica un incendio, un rossore improvviso indica vergogna o imbarazzo, mentre i segni artificiali sono arbitrari per indicare via libera al semaforo si sarebbe potuto scegliere un colore diverso dal verde o per indicare le lettere dellalfabeto si sarebbero potuti scegliere segni differenti e quindi sono segni convenzionali che, a differenza dei segni naturali, devono essere imparati.

I segni arbitrari, combinati con altri segni dello stesso tipo costituiscono un sistema di segni.

La lingua può essere considerata un sistema in quanto essa mette in relazione un insieme di significanti alluniverso dei significati di quella lingua stessa.

La relazione non è strettamente biunivoca perché:

  • un insieme di significanti può concorrere ad indicare un significato diverso dalla pura somma dei significati ad esempio: il cane della pistola;
  • alcuni significanti includono o coprono parzialmente aree di significato appartenenti ad altri.
  • ad un significante possono corrispondere più significati polisemia;
  • ad un significato possono corrispondere più significanti sinonimia;

Affinché un "sistema di segni" funzioni è regola inderogabile che i segni ciascuno dei quali è portatore di un concetto riconducibile a infiniti significati, per diventare tali devono essere attribuiti alla lingua dalla maggior parte della comunità sociale che è parte della lingua stessa.



                                     

1.4. Introduzione Caratteristiche dei segni

La caratteristica dei segni linguistici sono la duplicità, larbitrarietà e la convenzionalità.

La duplicità sottolinea il fatto che nel segno linguistico entrano in relazione, tranne alcune eccezioni, significato e significante.

Larbitrarietà significa che non esiste una relazione evidente fra significato e significante. A prova di ciò basti pensare ai diversi significanti, usati da lingue diverse, per indicare lo stesso significato e come, allinterno di una stessa lingua, in tempi storici diversi, la stessa parola assuma significati diversi e, a volte, opposti.

Secondo alcuni le onomatopee contravvengono a questo principio perché il confronto con parole onomatopeiche di lingue diverse permette di osservare come le caratteristiche sonore di uno stesso oggetto, animale, situazione, siano espresse in modo verbalmente differente da una lingua allaltra.

La convenzionalità sta invece ad indicare che fra emittente e destinatario appartenenti alla stessa comunità linguistica, esiste una convenzione, un accordo comunicativo.

                                     

1.5. Introduzione La lingua come struttura di sistemi correlati

La lingua è composta da un insieme di elementi tra di loro interdipendenti e ciascun elemento ha un valore e un funzionamento in rapporto al valore e al funzionamento degli elementi che gli sono vicini.

Secondo lo strutturalismo la lingua è un sistema costituito da più sistemi tra loro correlati.

Si ha così un sistema della lingua che si suddivide in:

  • sistema lessicale che è costituito dai lessemi o monemi lessicali.
  • sistema fonologico che è costituito dai fonemi;
  • sistema morfologico-sintattico che è costituito dai morfemi o monemi grammaticali e dalle strutture sintattiche;

Questi sistemi se si correlano tra di loro rappresentano altrettanti livelli di analisi e ogni unità presente in un livello può essere scomposta in unità definite e minime.

                                     

1.6. Introduzione La doppia articolazione

Nella realizzazione di un codice esistono due tipi di rischio:

  • lestrema specificità del segnale che è antieconomico in quanto richiede una grande quantità di segnali ed un notevole impegno mnemonico per lapprendimento come negli ideogrammi delle scritture ideografiche;
  • lestrema generalizzazione del segnale che può diventare poco chiaro in quanto portatore di informazioni generiche o di più significati.

La lingua umana ha evitato questi due rischi utilizzando il sistema della doppia articolazione concetto illustrato in particolare da André Martinet nel 1960 che viene considerata dai linguisti un "universale", cioè una caratteristica propria di tutte le lingue.

La prima articolazione riguarda le unità minime fornite di significato cioè i monemi o morfemi, il combinarsi dei morfemi a costituire le parole, e queste a formare le frasi, le frasi a collegarsi in testi.

La parola "cani", ad esempio, è composto da due morfemi: "can" che ritroviamo in "canile", "canide", ecc., "i" che ritroviamo in moltissimi plurali maschili, "lavavano" è composto da tre morfemi, il primo che indica lazione, il secondo il tempo in cui essa si situa, il terzo il numero e la relazione esistente fra il parlante le persone che agiscono.

La seconda articolazione riguarda invece le unità sprovviste di significato e cioè il combinarsi dei fonemi per lo scritto dei grafemi allinterno delle parole.

La lingua, così, possedendo la doppia articolazione, ci offre la possibilità di combinare una trentina in italiano sono 31 i fonemi composti da tratti distintivi di unità sfornite di significato i fonemi in un numero teoricamente illimitato di unità fornite di significato i morfemi.

In questo modo il sistema linguistico è estremamente comodo perché basterà combinare negli illimitati modi possibili le trentuno unità sfornite di significato, o fonemi, che formano il nostro sistema fonologico e, che essendo così poche, sono facilmente memorizzabili.



                                     

2.1. La classificazione delle lingue La storia e lo sviluppo

Vi sono diversi modi per classificare le lingue. Le più correnti al giorno doggi sono:

  • la classificazione genealogica, che prende in esame la parentela tra le lingue,
  • la classificazione areale, che prende in esame le lingue parlate in una determinata area, indipendentemente dalla loro eventuale affinità genealogica o tipologica.
  • la classificazione tipologica, che raggruppa le lingue secondo le loro caratteristiche strutturali in particolare, morfologiche o sintattiche;

Altri tipi di classificazione sono oggi disusate.

La classificazione genealogica è la prima che sia stata impiegata con rigore scientifico: si basa sulle affinità tra le lingue, studiando i tratti comuni per risalire ad una lingua madre. Grazie alla linguistica comparativa, è possibile anche stabilire i gradi di parentela tra lingue i cui tratti non sono immediatamente accomunabili. Max Müller individuò 78 gruppi, sostenendo la tesi che oltre ad un lavoro sullattualità bisognasse anche rivolgersi alla storia. La teoria ha avuto ampia diffusione e altri autori hanno proposto dei metodi per poter imparentare le lingue: Hugo Schuchardt elaborò i concetti di affinità elementare somiglianze tra espressioni infantili e convergenza adattamento delle lingue al territorio; Eduard Schwyzer quello di affinità culturale influenza reciproca di lingue contigue.

I primi studiosi che tentarono una classificazione morfologica furono Friedrich e Wilhelm August von Schlegel. I due filosofi tedeschi individuarono tre classi: le lingue senza strutture grammaticali; le lingue con affissi utilizzabili come parole a sé; le lingue a inflessione a loro volta divise in sintetiche e analitiche. Questa tripartizione fu sviluppata ulteriormente da Franz Bopp, fondatore della linguistica indoeuropea, August Friedrich Pott e Bernardino Biondelli.

                                     

3. Le lingue più parlate

La linguista Colette Grinevald stima che il 50% delle lingue sparirà entro il 2100. In certe regioni, cè la possibilità che ciò arrivi al 90% come in Australia e America. Nel 2008, lONG Survival International stima che le lingue indigene spariranno.

Colette Grinevald stima che nel 2100 le maggiori lingue saranno:

  • Lingua spagnola, in America latina e nel sud degli Stati Uniti.
  • Lingua portoghese, in America del sud e in Africa.
  • Lingua swahili e wolof, in Africa
  • Lingua araba, nel mondo arabo.
  • Lingua inglese, come lingua per il commercio e gli scambi scientifici.
  • Lingua cinese mandarino e hindi, in Asia.

Internet gioca un ruolo importante, è un acceleratore nelle disparità tra le lingue, per luniformità dei modi di esprimersi. Ma permette anche il contatto tra comunità con lo stesso idioma.

LONG Terralingua stima che il 20% delle lingue si siano estinte dal 1970 al 2005 e prevede che solo il 10% sopravviverà nel XXII secolo.

  • Lingue per numero di parlanti madrelingua
                                     

4. Lingue e varietà

Il termine "lingua" non possiede una definizione univoca condivisa da tutta la comunità linguistica che permetta di distinguere tra lingue diverse o varietà di esse. Cysouw e Good 2013 propongono un metamodello che fornisca la base teorica per la creazione di una definizione del concetto "lingua", benché il modello non si occupi di affrontare questo compito. I due studiosi elaborano tre concetti linguistici: glossonimo glossonym, doculetto doculect e languoide languoid.

Con il termine glossonimo si fa riferimento ad una parola usata per indicare un qualunque sistema linguistico, slegato dallentità linguistica language-like object che può indicare, ossia senza un referente. Ad esempio "italiano", "spagnolo", "francese", "milanese", "siciliano" sono glossonimi, ovvero nomi semanticamente "vuoti" di entità linguistiche.

Un doculetto è una specifica varietà linguistica come descritta in una specifica fonte documentaria. Il termine è agnostico nei riguardi della distinzione "lingua" o "dialetto" ed è invece incentrato sul fatto che un doculetto è documentato e/o descritto in una testo o media di qualunque natura. Formalmente un doculetto consiste nellaccostamento del riferimento della fonte al relativo glossonimo.

Un languoide è un qualunque raggruppamento di doculetti, avente una possibile struttura gerarchica, che in principio possono estendersi da una serie di idioletti fino ad una famiglia di ultimo livello. Un languoide è formalmente definito come.



                                     

5. Lingua standard e non-standard

Una "lingua standard", "variante standard" o "dialetto standardizzato" è una varietà di una lingua caratterizzata da regole fissate di grammatica e grafia, e da un supporto legislativo o istituzionale, oppure da un riconoscimento consuetudinario nellambito letterario. Tale supporto può comprendere il riconoscimento o la designazione governativa, la presentazione prescrittivo-normativa come "forma corretta" della lingua nelle scuole, pubblicazione di grammatiche, dizionari e libri di testo che avanzano una "forma corretta" parlata e scritta; e una letteratura formale estesa che impiega tale dialetto.

Una "variante non standard", come una variante standard, è una lingua a tutti gli effetti, ma non è beneficiaria di un supporto istituzionale. Una variante non standard di una lingua è subordinata alla varietà standard solo socio-politicamente e non dal punto di vista strettamente linguistico.

Non tutti i sistemi linguistici però possono vantare una variante standard; di contro alcuni sistemi possono vantare più di uno standard loro associato, e in tale caso si parla di "diasistema", dove spesso a diversi standard corrispondono diverse entità storico-politiche. È il caso ad esempio dello Standard British English, Standard American English e Standard Indian English che possono essere definiti standard diversi della lingua inglese adottati in diverse realtà politiche invece lAfrican-American Vernacular English potrebbe essere definita variante non-standard della lingua inglese, quindi più semplicemente dialetto nel senso di variante. Altro esempio è quello del croato, del serbo e del bosniaco che sono tutte varianti standard peraltro enormemente simili dello Štokavo.

Generalmente le varianti standard costituiscono le lingue ufficiali di entità politiche, tuttavia possono esistere varietà standard che non sono lingue ufficiali: è il caso di alcune lingue che sono state ufficiali nel passato, di alcune lingue di uso letterario che godano ormai di una standardizzazione de facto, oppure di varianti artificiali create con lo scopo di rivendicazioni politiche, oppure di varianti "naturali" emendate di cui venga proposta una regolamentazione della grafia ai fini di un successivo riconoscimento ufficiale.

                                     
  • compaiono accanto alle lingue ufficiali come tali es. Nelle zone in cui è presente questa minoranza linguistica tale lingua è ufficiale in quelle zone
  • lingua tonale che appartiene alla famiglia linguistica tai una sottofamiglia delle lingue tai - kadai È così simile a quella isan, la madre lingua dell 88
  • punto di vista linguistico è ampiamente simile alla lingua persiana dell Iran e dell Afghanistan. Il numero di parlanti il tagico come lingua madre ammonta
  • protolingua che, secondo la linguistica comparativa, costituisce l origine comune delle lingue indoeuropee. Le somiglianze fra queste lingue attestate a partire
  • prasun lingua waigali Linguistica Lista delle famiglie linguistiche Lingue indoeuropee Lingue indoiraniche Lingue indoarie Lingue nuristani EN Lingua tregami
  • Una lingua tonale o lingua a toni è una lingua in cui la variazione di tono di una stessa sillaba ne determina il significato o l appartenenza a una

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